Economia circolare nei rifiuti speciali: nulla esce dal circuito

Cosa significa economia circolare nei rifiuti speciali? Paolo Venanzi spiega il ciclo, i limiti della rigenerazione e il ruolo di Venanzieffe.
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Team Venanzieffe

Economia circolare è un'espressione che si sente spesso. Ma cosa significa concretamente applicata ai rifiuti speciali? Paolo Venanzi, Amministratore Delegato di Venanzieffe, la spiega in poche parole.

L'INTERVISTA

Venanzieffe gestisce rifiuti speciali da quasi settant'anni ed è oggi guidata dalla terza generazione della famiglia.

Nel video l'Amministratore Delegato Paolo Venanzi racconta cosa è cambiato in questo tempo, dal rapporto con i consorzi come il CONOU all'evoluzione delle norme, e la scelta di trasformare un'azienda familiare in un'azienda managerializzata.

Nulla esce dal circuito

«Just to keep it simple: nulla esce dal circuito. Circular economy significa questo.»

Come funziona il ciclo

Il percorso è lineare solo in apparenza:

  • un bene o un prodotto viene utilizzato da un utente;
  • a fine utilizzo diventa uno scarto;
  • lo scarto viene prelevato da un'azienda specializzata come Venanzieffe;
  • l'azienda cerca di dargli il miglior trattamento possibile, cioè una nuova vita attraverso la rigenerazione.

I limiti della rigenerazione

Ci sono però dei limiti. Non tutto si può rigenerare, e una parte dovrà comunque uscire da questo anello virtuoso di economia circolare.

L'Italia, un modello che nasce dalla necessità

Sull'economia circolare l'Italia non parte da zero. Secondo i dati ripresi dal Sole 24 Ore, il nostro Paese è primo tra le quattro maggiori economie dell'Unione europea e secondo tra i 27 Stati membri, dietro solo ai Paesi Bassi.

  • 21,6%: la quota di materiali consumati in Italia che proviene dal riciclo, quasi il doppio della media europea (12,2%);
  • 86%: la quota di rifiuti gestiti che viene avviata a riciclo, contro una media UE del 41%;
  • oltre tre quarti degli imballaggi vengono riciclati.
È una posizione di leadership, ma nasce da un bisogno concreto. L'Italia dipende dall'estero per il 46,6% dei materiali che utilizza, più del doppio della media europea. Per questo, nonostante i risultati raggiunti, gli investimenti nell'economia circolare devono crescere ancora.

Nei rifiuti speciali il tema è particolarmente evidente: ogni prodotto rigenerato è materia prima che non serve importare.

Perché conviene: costi, strategia, reputazione

L'economia circolare non è solo una buona pratica ambientale. Per le imprese porta vantaggi misurabili su tre fronti.

  • Vantaggi economici: molto spesso, anche se non sempre, le materie prime seconde costano meno di quelle vergini. Rigenerare uno scarto significa ridurre il costo di approvvigionamento per chi lo riutilizza.
  • Vantaggi strategici: usare materie prime seconde riduce la dipendenza da fonti di approvvigionamento critiche e rende più stabile la catena produttiva. In un mercato segnato da tensioni geopolitiche e prezzi volatili, chiudere il cerchio è anche una forma di sicurezza industriale.
  • Vantaggi reputazionali: clienti industriali e consumatori apprezzano sempre di più le aziende che riducono il proprio impatto ambientale utilizzando materiali che provengono da processi circolari. È un fattore che incide su posizionamento e competitività.

Una nuova leva: i Certificati Bianchi

Si aggiunge un incentivo concreto. Con le nuove linee guida operative pubblicate dal GSE (Decreto Direttoriale n. 203 del 28 luglio 2026), alcune iniziative di economia circolare possono entrare nel meccanismo dei Certificati Bianchi, a condizione che generino risparmi energetici aggiuntivi e misurabili.

Il risultato è un collegamento diretto tra uno dei principali strumenti di riduzione dell'impatto ambientale e un beneficio economico tangibile per le imprese che lo adottano. Valori che prima restavano invisibili diventano così economicamente riconoscibili. Anche per questo la tracciabilità e la qualità del dato sui flussi di rifiuti sono sempre più decisive.

La missione di Venanzieffe

Dove non può intervenire direttamente, Venanzieffe collabora con impianti di destinazione finale in grado di dare una nuova vita ai rifiuti. L'obiettivo è rigenerare un prodotto perché diventi la base per nuovi prodotti, costruiti a partire da ciò che ha terminato il suo utilizzo.

È un approccio che oggi coinvolge tutta la filiera: fare in modo che lo scarto possa essere riutilizzato.

«Questo scarto possa essere riutilizzato e non finire mai di fornire il suo utilizzo.»

Prima di tutto, una questione culturale

Incentivi e convenienza economica non bastano. L'esperienza dimostra che il fattore culturale resta il terreno su cui c'è più lavoro da fare, attraverso comunicazione, formazione e informazione. Serve a mantenere alta l'attenzione e a portare l'economia circolare anche nei settori che finora non l'hanno ancora adottata.

È la stessa ragione per cui Venanzieffe racconta il proprio lavoro su queste pagine: perché chi produce un rifiuto sappia dove va, cosa diventa e quanto valore può ancora generare.

Scopri gli altri approfondimenti su economia circolare e gestione dei rifiuti su news.venanzieffe.it.

Fonti
Il Sole 24 Ore, Riccardo Giovannini (iSustainability), “The benefits of the circular economy? Strategy, costs and reputation”, 27 ottobre 2026
GSE, Decreto Direttoriale n. 203 del 28 luglio 2026: linee guida operative sui Certificati Bianchi