Settant’anni di Venanzieffe: dalle prime leggi alla tracciabilità digitale

Dal DPR 915/1982 al RENTRI: come sono cambiate in Italia le regole sui rifiuti speciali, con i dati ISPRA più recenti e il ruolo delle imprese di famiglia.
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Team Venanzieffe

In Italia si producono ogni anno oltre 172 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. Dietro questo numero c'è un settore che in pochi decenni è passato dai registri compilati a mano alla tracciabilità digitale, inseguendo un quadro normativo in continua evoluzione.

L'INTERVISTA

Venanzieffe gestisce rifiuti speciali da quasi settant'anni ed è oggi guidata dalla terza generazione della famiglia. Nel video l'Amministratore Delegato Paolo Venanzi racconta cosa è cambiato in questo tempo, dal rapporto con i consorzi come il CONOU all'evoluzione delle norme, e la scelta di trasformare un'azienda familiare in un'azienda managerializzata.

Un settore che è cresciuto con le sue regole

La prima disciplina organica dei rifiuti arriva con il DPR 915 del 1982, che recepisce le direttive europee e introduce la distinzione tra rifiuti urbani, speciali e tossico-nocivi. Nello stesso periodo nascono i consorzi obbligatori di filiera: il CONOU, il consorzio per la gestione degli oli minerali usati, è operativo dal 1984 ed è ancora oggi uno dei modelli di economia circolare più efficienti d’Europa.

Seguono la legge 70 del 1994, che introduce il MUD, la dichiarazione ambientale annuale, e il decreto Ronchi del 1997, che fissa la gerarchia dei rifiuti e porta i formulari di identificazione e i registri di carico e scarico. Nel 2006 tutto confluisce nel Codice dell'ambiente, il D.Lgs. 152/2006, ancora oggi il riferimento principale del settore.

Il primo tentativo di tracciabilità elettronica, il SISTRI, avviato alla fine degli anni Duemila, è stato abbandonato dopo anni di rinvii ed è uscito di scena dal 2019.

Al suo posto la legge 12/2019 ha previsto il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, il RENTRI, poi disciplinato dal DM 59/2023. Le iscrizioni sono partite a dicembre 2024 e dal 16 settembre 2026 il formulario digitale è l'unico ammesso per chi è iscritto.

I numeri del settore oggi

Secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2025 di ISPRA, nel 2024 la produzione ha superato i 172 milioni di tonnellate, in crescita del 4,6% sull'anno precedente. I rifiuti pericolosi sono 10,8 milioni di tonnellate. Più della metà del totale viene da costruzioni e demolizioni, e il Nord produce il 56% dei rifiuti speciali del Paese. Sul fronte del recupero l'Italia è tra i Paesi più virtuosi: nel 2023 è stato recuperato il 73% dei rifiuti speciali, un record.

Il caso degli oli usati è emblematico: nel 2024 il CONOU ha raccolto circa 188 mila tonnellate di olio, il 98% delle quali è stato avviato a rigenerazione, contro una media europea intorno al 61%.

Le imprese di famiglia nel settore

Una parte importante di questa filiera è fatta di imprese familiari, che hanno attraversato decenni di cambiamenti normativi. Non è scontato: secondo una ricerca di Assolombarda, Università Bocconi e AIdAF, solo il 30% delle imprese familiari sopravvive al fondatore e appena il 13% arriva alla terza generazione.

Le aziende che ci riescono hanno in comune la capacità di adattarsi alle nuove regole e di strutturarsi in modo sempre più manageriale, senza perdere i valori originari.

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Fonti